
Un processo corretto per i reati ambientali 231 non consiste nel solo aggiornamento formale del Modello: deve collegare ogni attività realmente svolta dall’impresa a una fattispecie potenzialmente pertinente, a un responsabile decisionale e a evidenze che consentano di ricostruire autorizzazioni, controlli e reazioni alle anomalie. L’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 richiede infatti di individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati e di predisporre protocolli per la formazione e l’attuazione delle decisioni.
La decisione iniziale è quindi concreta: per ciascun processo ambientale, l’impresa deve stabilire se esista una procedura effettivamente applicabile e dimostrabile oppure un disallineamento da correggere prima della successiva operazione. Il catalogo dell’art. 25-undecies individua reati rilevanti ai fini dell’ente, ma la sua presenza non dimostra da sola responsabilità dell’impresa né inadeguatezza del suo Modello.
In sintesi
- Partire dalle attività effettive: deposito, movimentazione, raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio o intermediazione, se presenti nell’organizzazione.
- Associare a ogni attività una fattispecie potenzialmente pertinente, senza trasformare il catalogo dei reati in una conclusione sul caso concreto.
- Attribuire il controllo a un ruolo identificabile e conservare l’evidenza della decisione, non soltanto la procedura astratta.
- Verificare prima dell’operazione autorizzazioni, iscrizioni, comunicazioni e condizioni applicabili al soggetto e all’attività.
- Trattare una prescrizione, una contestazione, un’anomalia documentale o un evento di abbandono o combustione come trigger per riesaminare subito processo, fatti e flussi informativi.
Il punto di partenza: attività, decisione e prova
La prima fase non è una raccolta indistinta di documenti. È una mappa delle decisioni che possono incidere sul rischio ambientale: chi autorizza un affidamento, chi controlla i titoli del soggetto incaricato, chi verifica che il flusso operativo corrisponda a quanto autorizzato e chi informa l’ODV quando emerge una deviazione.
Per ogni attività, annotare quattro elementi nello stesso presidio: attività svolta; fattispecie da valutare; responsabile del controllo; documento o registrazione che dimostra l’esito del controllo. Questo passaggio rende utilizzabile il principio dell’art. 6, che rapporta il modello all’estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati. Una delega priva di un flusso di verifica, o una procedura senza traccia della sua applicazione, lascia aperta una questione organizzativa che va esaminata nel contesto concreto.
Autodomande utili: l’attività viene svolta direttamente o affidata a terzi? Il controllo precede l’operazione o viene ricostruito soltanto dopo? Se un addetto rileva un’anomalia, sa chi può sospendere, correggere o segnalare la decisione? La risposta deve essere rintracciabile in ruoli, protocolli e documenti coerenti tra loro.
Matrice decisionale: alternative a confronto
| Area di rischio | Fattispecie o processo da esaminare | Segnale favorevole | Rischio da gestire | Documento da verificare e conseguenza operativa |
|---|---|---|---|---|
| Gestione dei rifiuti | Raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio o intermediazione | Il titolo richiesto è verificato prima dell’operazione e il controllo è registrato | Attività svolta in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione | Verificare titolo, scadenza, riferibilità all’attività e registrazione del controllo. Se manca una di queste evidenze, sospendere la decisione operativa e ricostruire il perimetro con i professionisti competenti. |
| Abbandono di rifiuti non pericolosi | Deposito o immissione nelle acque in violazione dei divieti richiamati dall’art. 255-bis | Area, responsabilità di presidio e gestione dell’anomalia sono documentate | Rilevano, tra le condizioni indicate dalla norma, il pericolo per persone o ambiente oppure il fatto in siti contaminati o potenzialmente contaminati | Verificare istruzioni di presidio dell’area, segnalazioni interne, evidenze dell’evento e decisioni assunte. Non classificare l’episodio con formule generiche. |
| Abbandono di rifiuti pericolosi | Deposito incontrollato o immissione nelle acque | La natura del rifiuto e le misure adottate sono ricostruibili | La disciplina dell’art. 255-ter riguarda specificamente rifiuti pericolosi e contempla aggravamenti alle condizioni previste | Separare dati sul rifiuto, luogo, soggetti e cronologia. Attivare un approfondimento tecnico-legale se emergono incertezze sulla qualificazione o sull’evento. |
| Combustione illecita | Rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata; le condotte funzionali alla successiva combustione rilevano nei soli casi espressamente indicati dal comma 2 dell’art. 256-bis | Esistono presidi di area, segnalazioni tempestive e una reazione tracciata | La fonte prevede una disciplina specifica, con differenze anche per rifiuti pericolosi | Conservare cronologia, segnalazioni e decisioni di messa in sicurezza; non modificare retroattivamente le registrazioni per farle coincidere con l’evento. |
La matrice è uno strumento professionale di priorità, non un elenco esaustivo né un giudizio sull’ente. Per un approfondimento mirato su ruoli, flussi ODV e prove del Modello può essere utile la guida sulla verifica di deleghe e controlli documentati nell’art. 25-undecies.
Come usare la matrice nella decisione operativa
Un mini-scenario chiarisce il passaggio risolutivo. L’impresa deve affidare un trasporto di rifiuti. Prima di autorizzare l’operazione, il responsabile indicato dalla procedura confronta il servizio da svolgere con autorizzazione, iscrizione o comunicazione pertinente e registra data, esito e soggetto che ha effettuato il controllo. Se la documentazione è coerente e la verifica è tracciata, l’operazione segue il flusso ordinario previsto dal protocollo.
Se invece il titolo manca, è scaduto, non è riferibile all’attività programmata o non è possibile dimostrare chi abbia compiuto la verifica, il risultato operativo non è “completare il fascicolo”: è fermare l’autorizzazione interna a procedere e sottoporre lo scostamento a valutazione. L’art. 256 riguarda l’attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione effettuata in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione; la qualificazione dell’attività e dei titoli necessari resta però dipendente dai fatti specifici.
L’errore da evitare è considerare equivalente un documento presente e un controllo eseguito. Nel primo caso si possiede un’informazione; nel secondo si può ricostruire una decisione organizzativa. La conclusione del mini-scenario cambierebbe se l’impresa non svolgesse quell’attività, se il servizio avesse un perimetro diverso da quello registrato o se il titolo fosse applicabile a condizioni non ancora verificate.
Aggiornamento normativo da inserire nel riesame
Box di aggiornamento normativo. Il D.L. 116/2025 ha modificato l’art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001; la L. 147/2025 ne ha disposto la conversione con modificazioni. Nel riesame del processo rifiuti conviene quindi verificare il testo vigente dell’art. 25-undecies e la coerenza della matrice con le fattispecie e i processi effettivamente esposti, inclusi 255-bis, 255-ter, art. 256 e 256-bis. Non ne deriva automaticamente che un Modello adottato prima delle modifiche sia inidoneo: occorre individuare quali protocolli, ruoli ed evidenze siano concretamente coinvolti.
La scadenza utile non è una data standard uguale per tutte le imprese, ma il primo momento decisionale rilevante: rinnovo di un titolo, avvio di un nuovo affidamento, modifica del processo, rilievo dell’ODV, prescrizione o contestazione. In tali circostanze, la verifica va collegata alla decisione che l’impresa sta per assumere, evitando aggiornamenti generici privi di ricaduta operativa.
Quando coinvolgere lo studio e quali informazioni preparare
Conviene coinvolgere lo studio quando un controllo ha evidenziato titoli non coerenti o non ricostruibili, quando vi è una prescrizione, una contestazione o un evento anomalo, oppure quando una modifica organizzativa rende incerta l’attribuzione delle responsabilità. Alessio Ferretti STP, studio di commercialisti, può esaminare e gestire professionalmente il caso concreto nel perimetro del servizio, ordinando ruoli, flussi decisionali, controlli e ricadute contabili, fiscali ed economico-organizzative e coordinando, quando necessario, gli approfondimenti legali o tecnici con professionisti associati.
Nel primo contatto descrivere la situazione, il livello di urgenza e l’elenco dei documenti disponibili, ad esempio Modello 231, protocolli, deleghe, titoli ambientali, registrazioni di controllo, comunicazioni e verbali. Non inviare allegati riservati nel form: dopo il contatto si possono concordare le modalità di trasmissione più adatte al caso.
Richiedi una consulenza sul caso concreto.


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