Come impostare un processo 231 per i reati ambientali

Guida operativa per impostare un processo 231 sui reati ambientali: matrice rischi, documenti, ruoli, aggiornamento 2025 e soglie per coinvolgere consulenti.

Un processo corretto per i reati ambientali 231 non consiste nel solo aggiornamento formale del Modello: deve collegare ogni attività realmente svolta dall’impresa a una fattispecie potenzialmente pertinente, a un responsabile decisionale e a evidenze che consentano di ricostruire autorizzazioni, controlli e reazioni alle anomalie. L’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 richiede infatti di individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati e di predisporre protocolli per la formazione e l’attuazione delle decisioni.

La decisione iniziale è quindi concreta: per ciascun processo ambientale, l’impresa deve stabilire se esista una procedura effettivamente applicabile e dimostrabile oppure un disallineamento da correggere prima della successiva operazione. Il catalogo dell’art. 25-undecies individua reati rilevanti ai fini dell’ente, ma la sua presenza non dimostra da sola responsabilità dell’impresa né inadeguatezza del suo Modello.

In sintesi

  • Partire dalle attività effettive: deposito, movimentazione, raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio o intermediazione, se presenti nell’organizzazione.
  • Associare a ogni attività una fattispecie potenzialmente pertinente, senza trasformare il catalogo dei reati in una conclusione sul caso concreto.
  • Attribuire il controllo a un ruolo identificabile e conservare l’evidenza della decisione, non soltanto la procedura astratta.
  • Verificare prima dell’operazione autorizzazioni, iscrizioni, comunicazioni e condizioni applicabili al soggetto e all’attività.
  • Trattare una prescrizione, una contestazione, un’anomalia documentale o un evento di abbandono o combustione come trigger per riesaminare subito processo, fatti e flussi informativi.

Il punto di partenza: attività, decisione e prova

La prima fase non è una raccolta indistinta di documenti. È una mappa delle decisioni che possono incidere sul rischio ambientale: chi autorizza un affidamento, chi controlla i titoli del soggetto incaricato, chi verifica che il flusso operativo corrisponda a quanto autorizzato e chi informa l’ODV quando emerge una deviazione.

Per ogni attività, annotare quattro elementi nello stesso presidio: attività svolta; fattispecie da valutare; responsabile del controllo; documento o registrazione che dimostra l’esito del controllo. Questo passaggio rende utilizzabile il principio dell’art. 6, che rapporta il modello all’estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati. Una delega priva di un flusso di verifica, o una procedura senza traccia della sua applicazione, lascia aperta una questione organizzativa che va esaminata nel contesto concreto.

Autodomande utili: l’attività viene svolta direttamente o affidata a terzi? Il controllo precede l’operazione o viene ricostruito soltanto dopo? Se un addetto rileva un’anomalia, sa chi può sospendere, correggere o segnalare la decisione? La risposta deve essere rintracciabile in ruoli, protocolli e documenti coerenti tra loro.

Matrice decisionale: alternative a confronto

Area di rischioFattispecie o processo da esaminareSegnale favorevoleRischio da gestireDocumento da verificare e conseguenza operativa
Gestione dei rifiutiRaccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio o intermediazioneIl titolo richiesto è verificato prima dell’operazione e il controllo è registratoAttività svolta in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazioneVerificare titolo, scadenza, riferibilità all’attività e registrazione del controllo. Se manca una di queste evidenze, sospendere la decisione operativa e ricostruire il perimetro con i professionisti competenti.
Abbandono di rifiuti non pericolosiDeposito o immissione nelle acque in violazione dei divieti richiamati dall’art. 255-bisArea, responsabilità di presidio e gestione dell’anomalia sono documentateRilevano, tra le condizioni indicate dalla norma, il pericolo per persone o ambiente oppure il fatto in siti contaminati o potenzialmente contaminatiVerificare istruzioni di presidio dell’area, segnalazioni interne, evidenze dell’evento e decisioni assunte. Non classificare l’episodio con formule generiche.
Abbandono di rifiuti pericolosiDeposito incontrollato o immissione nelle acqueLa natura del rifiuto e le misure adottate sono ricostruibiliLa disciplina dell’art. 255-ter riguarda specificamente rifiuti pericolosi e contempla aggravamenti alle condizioni previsteSeparare dati sul rifiuto, luogo, soggetti e cronologia. Attivare un approfondimento tecnico-legale se emergono incertezze sulla qualificazione o sull’evento.
Combustione illecitaRifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata; le condotte funzionali alla successiva combustione rilevano nei soli casi espressamente indicati dal comma 2 dell’art. 256-bisEsistono presidi di area, segnalazioni tempestive e una reazione tracciataLa fonte prevede una disciplina specifica, con differenze anche per rifiuti pericolosiConservare cronologia, segnalazioni e decisioni di messa in sicurezza; non modificare retroattivamente le registrazioni per farle coincidere con l’evento.

La matrice è uno strumento professionale di priorità, non un elenco esaustivo né un giudizio sull’ente. Per un approfondimento mirato su ruoli, flussi ODV e prove del Modello può essere utile la guida sulla verifica di deleghe e controlli documentati nell’art. 25-undecies.

Come usare la matrice nella decisione operativa

Un mini-scenario chiarisce il passaggio risolutivo. L’impresa deve affidare un trasporto di rifiuti. Prima di autorizzare l’operazione, il responsabile indicato dalla procedura confronta il servizio da svolgere con autorizzazione, iscrizione o comunicazione pertinente e registra data, esito e soggetto che ha effettuato il controllo. Se la documentazione è coerente e la verifica è tracciata, l’operazione segue il flusso ordinario previsto dal protocollo.

Se invece il titolo manca, è scaduto, non è riferibile all’attività programmata o non è possibile dimostrare chi abbia compiuto la verifica, il risultato operativo non è “completare il fascicolo”: è fermare l’autorizzazione interna a procedere e sottoporre lo scostamento a valutazione. L’art. 256 riguarda l’attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione effettuata in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione; la qualificazione dell’attività e dei titoli necessari resta però dipendente dai fatti specifici.

L’errore da evitare è considerare equivalente un documento presente e un controllo eseguito. Nel primo caso si possiede un’informazione; nel secondo si può ricostruire una decisione organizzativa. La conclusione del mini-scenario cambierebbe se l’impresa non svolgesse quell’attività, se il servizio avesse un perimetro diverso da quello registrato o se il titolo fosse applicabile a condizioni non ancora verificate.

Aggiornamento normativo da inserire nel riesame

Box di aggiornamento normativo. Il D.L. 116/2025 ha modificato l’art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001; la L. 147/2025 ne ha disposto la conversione con modificazioni. Nel riesame del processo rifiuti conviene quindi verificare il testo vigente dell’art. 25-undecies e la coerenza della matrice con le fattispecie e i processi effettivamente esposti, inclusi 255-bis, 255-ter, art. 256 e 256-bis. Non ne deriva automaticamente che un Modello adottato prima delle modifiche sia inidoneo: occorre individuare quali protocolli, ruoli ed evidenze siano concretamente coinvolti.

La scadenza utile non è una data standard uguale per tutte le imprese, ma il primo momento decisionale rilevante: rinnovo di un titolo, avvio di un nuovo affidamento, modifica del processo, rilievo dell’ODV, prescrizione o contestazione. In tali circostanze, la verifica va collegata alla decisione che l’impresa sta per assumere, evitando aggiornamenti generici privi di ricaduta operativa.

Quando coinvolgere lo studio e quali informazioni preparare

Conviene coinvolgere lo studio quando un controllo ha evidenziato titoli non coerenti o non ricostruibili, quando vi è una prescrizione, una contestazione o un evento anomalo, oppure quando una modifica organizzativa rende incerta l’attribuzione delle responsabilità. Alessio Ferretti STP, studio di commercialisti, può esaminare e gestire professionalmente il caso concreto nel perimetro del servizio, ordinando ruoli, flussi decisionali, controlli e ricadute contabili, fiscali ed economico-organizzative e coordinando, quando necessario, gli approfondimenti legali o tecnici con professionisti associati.

Nel primo contatto descrivere la situazione, il livello di urgenza e l’elenco dei documenti disponibili, ad esempio Modello 231, protocolli, deleghe, titoli ambientali, registrazioni di controllo, comunicazioni e verbali. Non inviare allegati riservati nel form: dopo il contatto si possono concordare le modalità di trasmissione più adatte al caso.

Richiedi una consulenza sul caso concreto.

Fonti e riferimenti

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