Scarichi idrici e art. 25-undecies: quali errori operativi indeboliscono il modello 231?

Scarichi idrici e art. 25-undecies: errori operativi, controlli e documenti da verificare per la tenuta del modello 231 ambientale.

Quando gli scarichi idrici possono indebolire un modello 231? Il punto non è la sola presenza di un’autorizzazione o di una procedura. Per la responsabilità 231 reati ambientali dell’art. 25-undecies, la verifica operativa riguarda la coerenza tra il processo di scarico effettivamente svolto, le decisioni aziendali, i controlli e le informazioni che il modello richiede di rendere disponibili all’Organismo di Vigilanza.

L’art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001 include, per i reati previsti dal D.Lgs. 152/2006, anche fattispecie riferite all’art. 137. L’art. 6 del medesimo decreto richiede che il modello individui le attività nel cui ambito possono essere commessi reati, preveda protocolli per le decisioni dell’ente e obblighi informativi verso l’organismo deputato alla vigilanza. Nel caso concreto, la pertinenza di tali disposizioni richiede l’esame degli atti disponibili e degli approfondimenti tecnici necessari.

In sintesi

  • Per gli scarichi idrici, il modello 231 deve poter essere confrontato con l’organizzazione e con il processo realmente adottato dall’impresa.
  • L’art. 6 del D.Lgs. 231/2001 collega il modello all’individuazione delle attività a rischio, ai protocolli decisionali e agli obblighi informativi verso l’Organismo di Vigilanza.
  • L’art. 25-undecies richiama, tra le fattispecie del D.Lgs. 152/2006 rilevanti per l’ente, anche l’art. 137.
  • Autorizzazioni disponibili, prescrizioni, manutenzioni, campionamenti e decisioni successive sono documenti da leggere nella stessa cronologia operativa.
  • Un’anomalia, una richiesta di chiarimenti o documenti non riconciliabili sono segnali per ordinare subito fatti e prove, senza ricostruzioni retrodatate.

Perché gli scarichi idrici entrano nella verifica del modello 231

La regola generale dell’art. 6 è organizzativa: il modello deve individuare le attività nelle quali possono essere commessi reati e prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente. Deve inoltre prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e sull’osservanza del modello.

Applicata agli scarichi idrici, questa regola richiede una domanda concreta: il modello descrive il processo che l’impresa svolge oggi? In una verifica interna, è utile mettere in relazione punto di scarico, impianti coinvolti, persone incaricate, poteri di intervento, istruzioni operative e documenti prodotti durante la conduzione. Non basta che questi elementi esistano separatamente se non consentono una lettura coerente delle decisioni.

Il riferimento dell’art. 25-undecies all’art. 137 non permette di qualificare un singolo evento aziendale senza atti e verifiche pertinenti. Rende però necessario valutare se la mappatura dei rischi ambientali e i protocolli del modello prendano in considerazione le attività di scarico effettivamente svolte.

Gli errori operativi che rendono più debole la ricostruzione

Tenere il titolo autorizzativo fuori dal processo reale. In una verifica documentale, autorizzazione disponibile e prescrizioni dichiarate applicabili vanno confrontate con impianti, punti di scarico, turni e responsabilità effettive. Se l’assetto operativo è cambiato, occorre verificare se procedure, mappa dei rischi e flussi informativi siano ancora coerenti.

Registrare l’intervento ma non la decisione. Un rapporto di manutenzione documenta un’attività. Per ricostruire il presidio organizzativo è utile distinguere il segnale ricevuto, chi ha disposto l’approfondimento o l’intervento, chi lo ha eseguito e quale controllo successivo sia stato effettuato. Le integrazioni successive devono restare distinguibili dagli atti formati nel momento dei fatti.

Archiviare un esito analitico senza contesto. Campionamento, punto di prelievo, data, condizioni dell’impianto, ricezione del referto e decisioni adottate dovrebbero poter essere collocati nella stessa sequenza. Un dato da approfondire non consente, da solo, conclusioni tecniche o giuridiche: impone piuttosto di verificare i documenti e le competenze necessarie al caso.

Affidare le eccezioni a comunicazioni informali. Guasti, indisponibilità del responsabile o richieste ricevute dall’esterno sono situazioni in cui conviene rendere riconoscibili sostituzioni, escalation, decisioni e chiusura dell’evento. Il flusso verso l’ODV va verificato rispetto agli obblighi informativi previsti dal modello, non confuso con un inoltro indiscriminato di documenti.

Scenario operativo: un’anomalia nello scarico

Il seguente caso tipo è ipotetico e serve solo a ordinare le verifiche. Una società con impianto di pretrattamento riceve un rapporto analitico che richiede approfondimento; nei giorni precedenti è stata eseguita manutenzione su una componente dell’impianto.

  1. Primo passaggio: fissare il perimetro. Si raccolgono il titolo e le prescrizioni disponibili, il rapporto di campionamento, il registro di conduzione e i documenti che collocano l’evento nel periodo interessato.
  2. Secondo passaggio: ricostruire ruoli e decisioni. Si individua chi conduce l’impianto, chi può disporre interventi, chi riceve gli esiti e quali informazioni devono essere trasmesse a direzione, funzione legale e ODV secondo il modello.
  3. Terzo passaggio: separare documenti originari e integrazioni. Ordini di lavoro, rapporti di manutenzione, comunicazioni e cronologia vengono conservati in modo da rendere riconoscibile quando ciascun atto è stato formato.
  4. Quarto passaggio: verificare l’allineamento del modello. Si confrontano il processo effettivo, la procedura ambientale, le deleghe e i flussi informativi previsti. Se emergono incongruenze, la loro valutazione richiede gli approfondimenti professionali appropriati.

Per approfondire il rapporto tra ruoli e tracciabilità, può essere utile consultare Approfondisci: deleghe e controlli documentati nel modello 231 ambientale.

Autorizzazioni, controlli e campionamenti: cosa deve essere leggibile insieme

La verifica sugli scarichi idrici è più utile quando non procede per documenti isolati. Il titolo disponibile e le prescrizioni che l’impresa ritiene applicabili vanno letti insieme a registri di conduzione, manutenzioni, campionamenti, analisi, segnalazioni e decisioni. Questo è un criterio professionale di ricostruzione documentale, non una qualificazione del singolo fatto.

La stessa lettura serve a individuare le eccezioni: un intervento urgente, un fermo, la sostituzione di un incaricato o un esito da approfondire. In tali casi, la domanda non è soltanto se esista una procedura, ma se essa indichi chi decide, chi esegue, chi verifica e come l’informazione arriva ai soggetti previsti dal modello.

Aggiornamento normativo da verificare

Box di aggiornamento normativo. Il D.L. 116/2025, art. 6, reca modifiche all’art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001. Nel testo vigente dell’art. 25-undecies compaiono, tra gli altri, richiami agli artt. 255-bis, 255-ter, 256 e 256-bis del D.Lgs. 152/2006.

L’aggiornamento non consente di dedurre conseguenze sullo scarico o su una specifica impresa. È invece un elemento da sottoporre a verifica nella watchlist normativa e nella mappa dei rischi: occorre indicare fonte esaminata, data, processo interessato, responsabile della valutazione, documenti riesaminati e decisione adottata. L’art. 256 riguarda attività di gestione di rifiuti non autorizzata; l’art. 256-bis riguarda la combustione illecita di rifiuti. Entrambi vanno tenuti distinti dalle attività di scarico idrico.

Matrice di presidio per scarichi e aggiornamenti

Area di rischioProcesso o fattispecie da esaminareDocumento da verificare
Scarichi idriciConduzione dell’impianto, campionamenti, anomalie e comunicazioni interneTitolo disponibile, prescrizioni, registri, analisi, cronologia delle decisioni
RifiutiPertinenza degli artt. 255-bis, 255-ter e 256 rispetto alle attività svolteMappa dei rischi, procedure applicabili, registri e flussi verso l’ODV
Combustione illecita di rifiutiPertinenza dell’art. 256-bis rispetto alle attività effettiveWatchlist normativa, valutazione di pertinenza, ruoli e decisioni di aggiornamento
Governance 231Attività sensibili, protocolli decisionali e obblighi informativiModello 231, deleghe, organigramma, verbali e flussi previsti per l’ODV

La matrice non attribuisce responsabilità né qualifica fatti aziendali. Serve a collegare l’aggiornamento normativo ai processi, ai ruoli e alle prove documentali da esaminare.

Quando chiedere una prima valutazione

La soglia pratica è la difficoltà di ricostruire con documenti contemporanei ai fatti autorizzazioni disponibili, ruoli, decisioni, controlli e reazioni. È opportuno ordinare il quadro quando arriva un verbale, una prescrizione o una richiesta di chiarimenti, quando un esito analitico richiede approfondimento, quando emergono registrazioni incomplete oppure quando impianto e organizzazione sono cambiati senza riesaminare il modello.

Alessio Ferretti STP, studio di commercialisti, può esaminare e gestire professionalmente il caso concreto nel perimetro del servizio, ordinando documenti, ruoli e flussi decisionali. Gli aspetti che richiedono valutazioni legali o tecniche possono richiedere, in base al caso, il coinvolgimento di professionisti abilitati.

Nella prima richiesta, trasmetti tramite il form solo quanto necessario: situazione, urgenza e documenti già disponibili, come titolo autorizzativo, cronologia dell’evento, comunicazioni ricevute, deleghe, registri, rapporti di manutenzione e analisi.

Fonti e riferimenti

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